Le origini della gondola sono leggenda, ma un primo atto ufficiale dove si parla della gondola, è del 1094 e porta la firma del grande Doge Vitale Faliero.
In origine questa snella ed elegante imbarcazione composta da ben 280 pezzi è nata grezza, ma col tempo s’è fatta svelta, tagliente, agile, astuta e signorile. Ed evidentemente fu proprio il lusso a predominare nelle costruzioni delle gondole e le Autorità Governative furono costrette ad emanare, sin dal 1562, una serie
di leggi per porre dei limiti al colore (solo nero) ed all’ornamento di questo natante tutto veneziano.

Le pene per i trasgressori erano molto severe; ammende salatissime o addirittura la galera. Venne però tollerato (purché nero) il “felze” e cioè una specie di cabina (arredata con sofà, specchi e lumiere) posta nella parte centrale dell’imbarcazione, per proteggere i viaggiatori dalle intemperie; e forse sono solo! Il
nome “felze” deriva dalle felci che, in epoca remota, sistemate su apposite centine, riparavano i passeggerei dai raggi solari e dalle intemperie.

L’attuale forma della gondola risale all’incirca al 1600. A quell’epoca gli “squeraroli” (così si chiamano i maestri d’ascia che costruivano le gondole) per ridurre la superficie d’attrito con l’acqua, senza incidere sulla lunghezza dell’imbarcazione (circa 11 m) le diedero
una forma “a falce di luna” e cioè portarono gran parte dello scafo (prua e poppa) fuori dall’acqua , con una asimmetria che nel massimo punto di larghezza conta ben 13 cm.

Sempre allo scopo di ridurre la resistenza di quest’ultima spostarono anche l’asse della mediana della gondola lungo una linea obliqua. In tal modo l’imbarcazione, sotto la spinta della vogata (ottenuta con un remo solo issato sulla poppa ed a sinistra) sbanda verso destra e quindi sull’acqua non scivola tutto il fondo
piatto della gondola ma solo una parte. Per mantenere l’equilibrio in senso longitudinale è applicato , nella parte prodiera, un ferro (pesa circa 15 Kg) che una volta aveva solo questo scopo, ma oggi ha anche una funzione decorativa e, secondo i veneziani, rappresenta: nella parte alta, il “corno” dogale , ed in quella bassa i
“sestieri” della città lagunare e l’isola della Giudecca , mentre la sua forma ricorda il canal grande.

Oggi di gondole ne sono rimaste circa 600 e quasi esclusivamente a disposizione dei 433 gondolieri di ruolo, o di pochi privilegiati possessori e amanti della voga alla veneta. Ricordiamo che Marin Sanudo, nella sua “Cronachetta” scritta a cavallo tra il XV e il XVI
secolo, narra che,un tempo, i primi gondolieri erano come “neri saraceni od altri famegii”, cioè erano considerati quasi schiavi, infatti, si racconta che nel passato antico, si utilizzassero dei mori per spingere le primitive gondole. Qualche vecchio dipinto conferma questa affermazione: è certo, però, che schiavi neri
erano sparsi ovunque in gran numero. Con l’affermazione della gondola, i gondolieri divennero parte integrante del complesso sociale, godendo di privilegi da casta poiché erano qualcosa di più che una semplice categoria di lavoratori, anzi, grazie ai loro quotidiani contatti con il patriziato diventarono, poco a poco, il
“trait d’union” tra i potenti e il popolo.

Le tredici immagini che abbiamo selezionato raccontano tutti momenti della metà del secolo scorso , e raccolgono frammenti di una Venezia “intima” e per molti inedita. Le foto appartengono all’archivio storico Cameraphoto, a noi concesse per questo calendario 2017.

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