Stone Island

La famiglia Rivetti ha radici profonde nel settore dell’abbigliamento. Nel 19°secolo Giuseppe Rivetti, figlio di Giovanni Battista, primo macchinista cardatore dell’industria italiana, mutando la passione del padre, iniziò a vendere di nascosto le mucche degli allevamenti di famiglia per comprare telai. Nel 1872 fondò un lanificio tutto suo “Giuseppe Rivetti e Figli” che poi si fuse con il gruppo torinese GFT (Gruppo Finanziario Tessile). Nei primi anni 50 GFT prese letteralmente le misure a più di 25.000 italiani, cosa che gli permise di vestire quasi tutta la nazione, per la prima volta, con abiti non sartoriali. Nei primi anni 80 scoprirono l’azienda C.P.Company , azienda all’avanguardia e innovativa in quel campo. Per metà proprietario dell’imprenditore Trabaldo Togna e l’altra metà di Massimo Osti, di professione grafico, che ne era anche il direttore creativo. Nel 1983 Massimo Osti ha dato vita al marchio Stone Island, arrivò in azienda un tessuto speciale, una tela di colore diverso per ciascun lato, utilizzata per realizzare i teloni dei camion, dove decise con questo tessuto di fare una collezione di soli sette giacconi. Massimo era almeno dieci anni avanti rispetto al suo ambiente, amava definirsi un producer piuttosto che uno stilista. Il suo successo confermava non solo che Stone Island era interessante e vendibile ma anche fedele al suo credo nell’abbigliamento formale. Negli anni 90, la produzione del marchio venne affidata a Paul Harvey, un inglese che viveva in Italia, a Sant’Arcangelo di Romagna. Paul ha disegnato 24 collezioni, sempre coerenti con quell’evoluzione e quella ricerca che da sempre la contraddistinguono. Nel 2008 l’azienda sceglie di mettere al comando non una sola testa ma un team di design, che accomuna una continua sperimentazione e ricerca,con un pizzico di sana follia, quello che rende Stone Island molto più di un marchio di abbigliamento.
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